Biografia
Salve, e bentrovati!!!
Sono Stefano Sani, artigiano per professione (si deve pur mangiare) e scrittore per diletto.
So che scrittore è una parola… impegnativa, ecco: mi diverto a mettere giù, nero su bianco, delle storie che mi affascinano, su argomenti che da sempre hanno rappresentato per me un’attrazione invincibile.
Amore, quindi, prima di tutto, e odio, per naturale conseguenza.
E poi mistero, e paura, e dubbi, e incertezze che da sempre accompagnano l’uomo nel suo percorso spesso accidentato e difficile.
Storie normali per gente normale, in ogni modo: niente di incredibile, solo vicende che possono capitare a tutti noi, a tutti voi… e se inseriamo amore a paura, e poi rimorsi e incertezze, e odio e vendette… beh, il gioco è fatto. Thriller? Noir? Pulp? …difficile da stabilire, non posso giudicare, e non sta a me farlo.
Posso solo affermare, senza paura di essere smentito, che tutto quello che scrivo è sincero, lo sento dentro di me, e non faccio altro che ascoltare quello che il cuore mi dice.
Pochi accenni ai romanzi, allora…
“Giù il cappello!” è una storia di ragazzi che giocano tra loro, in una sfida bella e gioiosa, come solo gli adolescenti sanno fare: fino a che la tragedia, sempre in agguato, non li travolge. Ragazzi che crescono, e diventano uomini, portandosi dietro i fantasmi del passato.
E Claudio, apparentemente più navigato e scaltro, si dimostra invece emozionalmente meno attrezzato dei suoi amici, angosciato come si trova ad essere da rimorsi e paure che condizioneranno la sua vita. Vita già deludente di suo, incastrato in un lavoro e in una situazione matrimoniale men che appaganti.
E allorché le sue ansie sembrano destinate a sparire, diluite in un amore che poteva apparire solo fantasticato, due colpi di scena, in rapida successione, stravolgono il suo cammino. E anche quello del libro, portando ad un finale inaspettato, dalle tinte a metà fra giallo e noir.
Né vinti né vincitori, comunque, il buono non sempre lo è realmente, e neppure il cattivo. Solo individui persi nel mare della difficoltà di vivere, e di relazionarsi a cuore aperto.
“Il sesto numero” ha un incedere quasi totalmente diverso: diversi i personaggi, diverse le loro aspirazioni. La febbre del gioco, la ricchezza ambita e quasi maniacalmente cercata, la storia extraconiugale con Caterina -la bella-moldava-dagli-occhi-di-cerbiatta- sono gli ingredienti della disfatta della vita, delle emozioni, della pace di Saverio.
Un Peter Pan che si ostina a non crescere, e delega agli altri la pianificazione della propria esistenza: anche di un’eventuale vincita miliardaria al Lotto. Il crimine visto dalla parte di chi lo commette, l’inevitabile perdita di valori, le liti, le incomprensioni dei due amanti diabolici fanno del romanzo –sempre in bilico fra realtà e sogno, tra vicende più che terrene e voli onirici- un vero noir.
E il riscatto, solo parziale, della protagonista tramite la sofferenza ed il dolore di un bambino incolpevole, non allenta la tensione, non diluisce la colpa.
Infonde comunque una nota di speranza in una sinfonia di rimorsi e di sensi di colpa.
Ma chi è veramente questo tizio che si dichiara scrittore delle emozioni, sincero e convinto di quel che scrive??
Pochi cenni della sua vita, allora… e solo a chi interessa saperne di più.
Nasco ad Empoli nell’aprile del 1953.
Elementari dalle suore di S.Maria, proprio davanti alla casa dove sono nato, e ho abitato fino all’età di 12 anni.
Scuole medie “R.Fucini” sempre a pochi passi da casa, poche pedalate sempre a tutta birra, nella speranza di non fare troppo tardi a scuola.
Scuole Superiori all’ITIS “Ferraris” sempre ad Empoli, e sempre a pochi passi da casa, una costante della mia vita.
Due anni di Università ( Ingegneria a Firenze) e poi la trasferta della mia vita… militare a Casarsa della Delizia, immensa caserma del Nord, e poi Spilimbergo. Giusto per assaggiare in prima persona il terremoto del ’76.
Una volta tornato a casa (per fortuna non orizzontale, la caserma era ben costruita) lavoro in proprio, senza nessuna interruzione… riparazione di motori elettrici, attività lasciatami in dote da mio padre.
Mi sposo nel 1978, tempi antichi, da viaggio di nozze su un mammut… vicende che si perdono nella notte dei tempi. E dal matrimonio, ancora valido, nascono Alessandro ed Eleonora, croce e delizia del nostro incedere: più delizia che croce, devo ammettere.
E dopo una vita passata a smartellare, tagliare, mettere matasse e cambiare cuscinetti, ti pareva che non volessi rompere quest’equilibrio ormai apparentemente immortale?
Zitto zitto, spinto non so da cosa -desiderio di mettermi alla prova, voglia di dire quello che sentivo dentro… oppure demenza senile, davvero non so- mi metto a scrivere. Dapprima con incertezza, titubante ed insicuro, poi sempre più convinto: un passatempo tutto sommato innocuo, e gratificante. Ore ed ore a scrivere, correggere, modificare, aggiungere, cancellare, riprendere e tagliare, fino a portare a casa qualcosa di leggibile. Primi pareri favorevoli, da parte dalla famiglia tutta, che invoglia ad andare avanti.
Ma una cosa è scrivere, ed altra cosa è trovare il coraggio di portare il tutto davanti ad una casa editrice, senza essere terrorizzati da un rifiuto, o tutt’al più da un ..
“le faremo sapere..!” che è anche peggio.
E sono convinto che questo coraggio non sarebbe mai stato nelle mie corde, se una catastrofe non si fosse trasformata, come nelle belle favole, in una magica riscossa.
Già, la caduta dalla bici, nel modo peggiore… con la faccia. Sapevo che non era il modo ottimale per frenare, quello, ma non ho potuto evitarlo, la rottura del manubrio mi ha gettato di colpo nell’incubo peggiore.
Già mi vedevo aggirarmi per le strade, solo di notte, simile ad una mummia, o a un Nosferatu casalingo… o ad un clone del mostro di Frankenstein. Invece nulla di tutto ciò, la chirurgia moderna fa miracoli, e dopo una settimana sono a casa, prodigio di un assemblaggio di viti e placche da far paura… ma sono vivo e vegeto.
Le ultime traversie ad una cosa servono, però: a convincermi che se voglio tentare di pubblicare, non devo aspettare troppo, la vita a volte non offre la seconda chance. E grazie anche al supporto morale e materiale di mia moglie, che crede sempre e comunque in me, decido per il grande salto.
La fortuna mi fa incontrare Monia, consulente editoriale ed anima della Ibiskos Editrice Risolo di Empoli, che crede in quello che legge, ed alla prima, senza tentennamenti, mi dice che il libro si fa.
Una coincidenza di date, inusuale e direi scaramantica, mi fa sapere che qualcosa, chissà dove, muove i fili della nostra esistenza: il 28 settembre del 2008 rischio di perdere la vita nell’incidente, ed il 28 settembre 2009 sono nello studio della casa editrice, per la firma del contratto.
Solo una semplice coincidenza?
Può essere, può essere…
Il resto è storia recente, attuale…
La pubblicazione del secondo romanzo, nel 2011, a Pasqua…
E la prossima uscita (questione di settimane) del terzo libro, composto da due racconti diversi tra loro come contenuti, argomenti, ambientazioni… ma con fil rouge piuttosto visibile: il mondo visto attraverso gli occhi di due uomini stravolti e sofferenti… il delirio e l’angoscia come filo conduttore, quindi!!!
Altre curiosità? Ben poche, la mia vita può essere scritta su un francobollo…
Mi piace cucinare, e chiaramente mangiare…
Corro a piedi, in bici, in ogni modo, anche con la fantasia…
Leggo di tutto, anche l’elenco degli abbonati al telefono di Abbiategrasso…
Ascolto musica 24 ore su 24, di tutti i generi: basta che sia di buona fattura, e non idiota..
Ah, sì, dimenticavo…
New age, relaxing music, musica classica e strumentale in genere sono colonna sonora gradita, direi essenziale mentre scrivo… abitudine tutto sommato innocua, alla quale non saprei rinunciare…
Conclusione?
Scrivere è stata ed è tuttora un’esperienza unica, incredibile, elettrizzante, ha aperto orizzonti nuovi, mi ha fatto conoscere e frequentare persone davvero speciali.
Ed ha permesso ad un nuovo Stefano di poter guardare dentro se stesso, oltre il muro delle abitudini e delle convenzioni stantie.
Tutto qui… e scusate se vi ho annoiato.
Grazie per avermi ascoltato!!
Stefano Sani
